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Il Barolo DOCG nasce nelle Langhe piemontesi, in particolare nei comuni di Barolo, La Morra, Monforte d’Alba, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, e in parte di Verduno, Novello, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, Cherasco e Roddi, nella provincia di Cuneo.
La sua storia è intimamente legata al vitigno Nebbiolo, uva antica e nobile che cresce esclusivamente in climi freschi e colline esposte a sud, capaci di garantire maturazioni lente e complesse.
Il Barolo, come lo conosciamo oggi, nasce a metà del XIX secolo.
Fino ad allora, i vini delle Langhe erano rossi dolci o semidolci, frutto di fermentazioni interrotte dal freddo autunnale.
Fu grazie all’intuizione della Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo, nobile illuminata di origini francesi, che il vino fu trasformato in un rosso secco, strutturato e longevo.
La marchesa si avvalse della consulenza dell’enologo Louis Oudart, che introdusse tecniche di vinificazione “alla francese” (fermentazioni complete, igiene in cantina, affinamento in legno di rovere).
Il successo fu immediato: il vino prese il nome dal borgo di Barolo e divenne il “vino dei re e re dei vini”, amato dalla Casa Savoia, in particolare da Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II.
Nel Novecento, grazie a produttori visionari come Bartolo Mascarello, Bruno Giacosa, Angelo Gaja, Giacomo Conterno e Pio Cesare, il Barolo raggiunse l’eccellenza assoluta, diventando simbolo di tradizione, eleganza e potenza.
Nel 1980 ottenne la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), tra le prime in Italia.
100% Nebbiolo, la varietà più nobile del Piemonte.
Il Nebbiolo è un’uva difficile, a maturazione tardiva (fine ottobre), ricca di tannini e polifenoli, capace di regalare vini complessi e longevi solo in suoli e microclimi ideali.
Il Barolo nasce in un mosaico di colline con altitudini tra 250 e 450 metri s.l.m.
Due macroaree principali influenzano lo stile del vino:
Zona occidentale (Barolo e La Morra) – suoli calcareo-argillosi con sabbie fini → vini più eleganti, profumati e setosi.
Zona orientale (Serralunga, Monforte, Castiglione Falletto) – marne compatte e ricche di ferro → vini più austeri, tannici e longevi.
I terreni appartengono alle Marne di Sant’Agata Fossili (Tortoniano) e al Suolo di Diano (Elveziano), che determinano due “anime” del Barolo:
la finezza aromatica,
e la potenza strutturale.
La disciplinare del Barolo DOCG prevede:
Fermentazione alcolica tradizionale sulle bucce per 10–30 giorni,
Affinamento minimo di 38 mesi, di cui almeno 18 in legno (per la tipologia Barolo Riserva: minimo 62 mesi, di cui 18 in legno).
I produttori adottano due filosofie stilistiche:
Lunghe macerazioni (fino a 40–50 giorni).
Lenti affinamenti in grandi botti di rovere di Slavonia.
Risultato: vini austeri, tannici, di lunghissima evoluzione (es. Bartolo Mascarello, Giuseppe Rinaldi, Giacomo Conterno).
Macerazioni più brevi (10–15 giorni).
Affinamento in barrique o tonneaux di rovere francese.
Risultato: vini più pronti, morbidi e con tannini setosi (es. Angelo Gaja, Elio Altare, Paolo Scavino).
Entrambi gli stili, se ben realizzati, esprimono l’anima complessa e profonda del Nebbiolo.
Rosso granato brillante con riflessi aranciati, che si accentuano con l’invecchiamento.
Ampio, etereo e complesso:
Note fruttate: ciliegia sotto spirito, prugna, amarena, ribes nero.
Floreali: rosa appassita, violetta, fiori secchi.
Speziate: pepe nero, liquirizia, cannella, tabacco.
Evolutive: goudron (catrame dolce), cuoio, funghi secchi, sottobosco, cacao amaro, goudron e tartufo.
Il bouquet del Barolo è considerato uno dei più ricchi e affascinanti del mondo del vino.
Ingresso: secco e deciso.
Struttura: piena, robusta, calda, con tannini austeri ma eleganti.
Equilibrio: sostenuto da un’acidità viva e una lunga sapidità minerale.
Finale: lunghissimo, persistente, con ritorni di frutta matura, spezie e goudron.
Con l’invecchiamento, la tessitura tannica si leviga, emergendo una finezza aristocratica e vellutata.
Il Barolo è un vino da meditazione e da grande cucina, capace di accompagnare i piatti più ricchi della tradizione piemontese e italiana.
Carni rosse e selvaggina: brasato al Barolo, arrosti, stracotti, lepre in civet, cinghiale.
Piatti al tartufo bianco d’Alba: tajarin, uova, fondute.
Formaggi stagionati: Castelmagno, Raschera, toma piemontese, Parmigiano Reggiano 30 mesi.
Cucina internazionale: wagyu, carré d’agnello, anatra, funghi porcini e foie gras.
👉 Temperatura di servizio: 18–20 °C
👉 Bicchiere consigliato: calice ampio tipo “Burgundy”, per favorire l’ossigenazione e la complessità aromatica.
Il Barolo è molto più di un vino: è una cultura, un paesaggio e un patrimonio sensoriale che incarna l’anima delle Langhe. Ogni bottiglia racconta la pazienza del Nebbiolo, la lentezza della maturazione, la sapienza del tempo e la mano discreta dell’uomo.
È un vino che non si limita a piacere: chiede di essere compreso, meditato, ascoltato.
Un compagno silenzioso di riflessioni e grandi momenti, in cui potenza e grazia si fondono in una poesia liquida senza tempo.
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